Gli attori sono per natura instabili: creature alchemiche composte di elementi incendiari, emozione ed ego e invidia. Surriscaldali, rimestali insieme, e a volte otterrai l’oro. Altre un disastro.
Buongiorno readers!Siamo felici di inaugurare questo blog con un post su un libro che abbiamo amato moltissimo : If we were villains. Non è colpa della luna di M. L. Rio, un romanzo edito Frassinelli che ci ha tenute incollate alle pagine dall'inizio fino alla fine.
Titolo: If we were villains. Non è colpa della luna Autore: M. L. Rio
Editore: Frassinelli
Pagine: 320
Quando gli amici diventano nemici, non c'è limite al male che possono farci. Oliver Marks ha scontato dieci anni di carcere per l'omicidio di un compagno di college. Ai tempi della condanna, non tutti erano convinti della sua colpevolezza, in primis il detective Colborne, che ora lo attende fuori dal carcere per sapere finalmente la verità. La storia che Oliver si accinge a raccontargli si svolge alla Dellecher, una delle più prestigiose scuole di arte drammatica degli Stati Uniti, dove Shakespeare è venerato come un dio e non c'è limite alla competizione. Giovani, belli, ambiziosi, Oliver e i suoi sei amici sono inseparabili e dividono il tempo fra prove, performance e feste all'insegna dell'eccesso.ma, una volta giunti al quarto e ultimo anno, qualcosa nel gruppo si incrina.i ruoli dei drammi che mettono in scena prendono sempre più spazio nella loro vita reale, ed emergono gelosie sopite, invidie, rancori. E' Richard, più di tutti, a perdere il controllo, finché, un freddo mattino di novembre, viene trovato morto. A quel punto, per ognuno dei sei giovani attori rimasti inizia la prova di recitazione più ardua: convincere la polizia, gli altri e se stessi della propria innocenza. Perfetta per i fan del dark Accademia, una storia di lealtà e tradimento, follia e ossessione, colpa ed espiazione, che conduce il lettore lungo il confine magico e pericoloso tra la vita e
l'arte.
Recensione
If we were villains. Non è colpa della luna è un Dark Academia che pagina dopo pagina rapisce l'attenzione del lettore e lo incanta. Quella che per noi era iniziata come una semplice lettura dettata dalla curiosità, si è ben presto trasformata in una vera e propria sfida a staccarsi dalle pagine anche solo per qualche minuto.
Il ritmo è incalzante e suggestivo e il racconto avviene in prima persona grazie alle parole di Oliver. Le opere e la figura di William Shakespeare assumono una grandissima importanza, già a partire dalla scelta dell'autrice di suddividere il romanzo in 5 atti (quasi rientrasse anch'esso tra le opere shakespeariane).
La Dellecher Hall stessa è un inno al "Bardo", posto su un piedistallo e ritenuto quasi una divinità: ogni anno vengono organizzate rappresentazioni teatrali tratte da una sua opera (la scena di Halloween ne è un esempio e, a nostro parere, è stupenda. Una delle nostre preferite!) e gli studenti finiscono per utilizzare nei discorsi le sue parole come se fossero le loro.
L'amore per l'arte in generale traspira da ogni pagina e questo ci ha colpito positivamente, contribuendo a farci amare questo libro.
Nella narrazione, grande importanza viene data ai luoghi: la Dellecher Hall, il "Castello"(la residenza dei sette amici) e, ovviamente, il lago.
Quest'ultimo rimane sullo sfondo, un promemoria costante dei lontani giorni felici e della tragedia che colpisce i personaggi successivamente a un'escalation di litigi e violenza. Le sue acque nere sembrano sommergere poco alla volta Oliver e gli altri ragazzi, fino quasi a farli soffocare.
I personaggi principali sono sette e risultano vivi, a tutto tondo, completi, tutti diversi ma accomunati da grandi insicurezze:
Oliver: il narratore, un ragazzo altruista, sensibile e leale, destinato a interpretare l'aiutante fedele;
James: serio e tranquillo, l'eroe per antonomasia, ma desideroso di interpretare un ruolo diverso;
Richard: carismatico e pieno di sé, in egual misura amato e odiato, tormentato;
Meredith: percepita da tutti come la
femme fatale, è sexy, intelligente e si trova a interpretare (talvolta contro la propria volontà) i ruoli di donna seduttrice e manipolatrice;
Alexander: il festaiolo del gruppo che nasconde però una grande fragilità. Gli viene affidato nella maggioranza dei casi il ruolo del cattivo;
Wren: la cugina di Richard, timida e ingenua, dolce, cui vengono affidati ruoli marginali che nessuno vuole;
Filippa: intelligente, "camaleontica" e talvolta ambigua, come i suoi personaggi.
Tra i sette, abbiamo preferito James e Meredith: entrambi incastrati in caselle troppo strette per loro, sono alla ricerca di un modo e di un'opportunità per riscattarsi e per far vedere il proprio valore... anche se questo potrebbe significare perdere se stessi lungo la via.
Alla lista dei protagonisti, in considerazione alle precedenti riflessioni, crediamo che debba essere aggiunto anche William Shakespeare. Pur non essendo fisicamente presente, infatti, egli fa sentire la propria presenza e si rende al contempo spettatore, autore del dramma e, per l'appunto, co-protagonista.
Come afferma anche lo stesso Oliver durante il proprio racconto, il famoso poeta inglese...
Viveva con noi come un ottavo coinquilino, un amico più vecchio e più saggio, invisibile in eterno ma mai fuori dalla nostra mente, come se avesse appena lasciato la stanza.
Gli stessi personaggi delle tragedie shakespeariane, ad un certo punto, iniziano a fondersi con gli attori, a intaccare le loro emozioni e i loro sentimenti e a co-esistere con le loro personalità.
Sentivamo tutte le passioni dei personaggi che interpretavamo come se fossero le nostre. [...] Immagina di avere tutti i tuoi pensieri e le emozioni intrecciate con i pensieri e le emozioni di un'altra persona. Può essere difficile, a volte, capire a chi appartiene cosa.
Appartengono dunque davvero a Richard quell'improvvisa rabbia e quell'estrema cattiveria? O la responsabilità la si deve ricercare più a fondo, nei ruoli che si è trovato a interpretare nel corso dei quattro anni alla Dellecher?
Egli, d'altro canto,
Impersonava condottieri e despoti, e chiunque altro da cui il pubblico dovesse venire impressionato, o intimorito.
Ecco che il lettore inizia a porsi domande e a condividere i dubbi e i timori dei personaggi.
Insomma, il confine tra realtà e immaginazione è terribilmente labile e difficilmente distinguibile ed è proprio questo, a nostro parere, che rende così intrigante la storia.
Destreggiandosi tra tradimenti, bugie, segreti e colpi di scena, si giunge infine a scoprire la verità che si cela dietro la tragedia in pieno stile shakespeariano che vede coinvolti la Dellecher Hall e i ragazzi del quarto anno del corso di recitazione e che il lettore - o, almeno, per noi è stato così - non si aspetta.
Si tratta di un libro, a nostro parere, coinvolgente e appassionante. Alla fine della lettura siamo rimaste con un misto di sentimenti ed emozioni che hanno faticato ad abbandonarci. Le illustrazioni di Angie Hoffmeister di quest'edizione speciale completano veramente la storia e rendono il tutto ancora più bello e piacevole!
If we were villains. Non è colpa della luna è il romanzo d'esordio di M. L. Rio, ma riteniamo che sia assolutamente ben fatto e lo consigliamo a chiunque ami il teatro, Shakespeare e il genere Dark Academia.
Voto: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️/5